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Senza un legame con il cielo…

mare-gif Le relazioni umane  se sono prive di un legame con il cielo sono fine a se stesse, appaiano nulle e nel tempo false! ( Egidio Chiarella ).  Sapiente la riflessione che segue:

“L’Antico Testamento conosce la sofferenza del giusto. La conosce, la canta, mai però ha pensato che essa è riferita tutta al Messia del Signore.  Mai ha pensato che essa fosse legge per tutti coloro che vogliono essere vero regno di Dio. Anticamente sofferenza e regno di Dio si escludevano vicendevolmente. Gesù, con divina sapienza, insegna oggi ad ogni suo discepolo che sofferenza e regno di Dio nella storia sono una cosa sola. Il grido del giusto sofferente è il grido di ogni discepolo del regno di Dio.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido! Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me. Eppure tu sei il Santo, tu siedi in trono fra le lodi d’Israele. In te confidarono i nostri padri, confidarono e tu li liberasti; a te gridarono e furono salvati, in te confidarono e non rimasero delusi. Ma io sono un verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente. Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai affidato al seno di mia madre. Al mio nascere, a te fui consegnato; dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio. Non stare lontano da me, perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti. Mi circondano tori numerosi, mi accerchiano grossi tori di Basan. Spalancano contro di me le loro fauci: un  leone che sbrana e ruggisce.   Io sono come acqua versata, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera,  si scioglie in mezzo alle mie viscere. Arido come un coccio è il mio vigore, la mia lingua si è incollata al palato, mi deponi su polvere di morte. Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori; hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. Essi stanno a guardare e mi osservano: si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. Libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l’unico mio bene. Salvami dalle fauci del leone e dalle corna dei bufali. Tu mi hai risposto! Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza d’Israele; perché egli non ha disprezzato né disdegnato l’afflizione del povero, il proprio volto non gli ha nascosto ma ha ascoltato il suo grido di aiuto  (Cfr. Sal 22 (21) 1-32).

Ciò che è del Figlio dell’uomo –sofferenza, rinnegamento, tradimento, consegna ai pagani, ingiusto giudizio, condanna a morte, crocifissione, sputi, insulti, flagelli, scherni, menzogne, calunnie, false testimonianze – è anche di ogni suo discepolo. Chi non vuole caricarsi di questa sua quotidiana croce, mai potrà dirsi vero discepolo di Gesù, perché Lui è il perenne portatore della croce del peccato del mondo. Cristo e ogni suo discepolo sono, devono essere una sola croce, perché sono un solo corpo, perché sono un solo mistero di redenzione e la redenzione si attua dalla croce.

«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?

All’uomo è chiesta una scelta. Scegliere Cristo, la croce, il martirio per la vita eterna, oppure liberarsi dalla croce e da Cristo, ma per la morte eterna. La croce di Cristo è la sola via della vita. Nessun uomo può darsi ciò che non ha e neanche può dare qualcosa agli altri. Non possiede e non dona. Se uno sceglie se stesso, sceglie il nulla. Se sceglie di seguire un altro uomo, sceglie il nulla. L’uomo è nulla e nulla dona. È morte e morte dona a se stesso e agli altri. Cristo Gesù invece è vita eterna e dona la sua vita a chiunque sceglie di seguirlo sulla sua stessa via. È una offerta di eternità beata quella che Cristo oggi fa ad ogni uomo. All’uomo la responsabilità di accoglierla o di rifiutarla. Nessuno però pensi, mai dovrà pensarlo, che rifiutando la sua offerta domani godrà la sua vita eterna. Essa è data a chi oggi sceglie Lui come il solo Signore della sua vita. Chi non lo sceglie, rimane nella sua morte, che sarà eterna”.

6 MARZO (Lc 9,22-25)- WWW.homilyvoice.it

 

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