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“…ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso….”

Riflessione in Pausa – Egidio Chiarella - Si leggano con serenità d’animo le righe del profeta Isaia al centro di questa riflessione giornalistica. Il Signore in poche parole lancia il “manifesto politico quotidiano” più indicativo che mai sia stato consegnato all’uomo in questi ultimi tempi. Tutti gli uomini, ma nello specifico le organizzazioni politiche del momento, lo possono usare, commentare, inserire nel proprio codice di comportamento quotidiano, studiare, attivare attraverso le proposte legislative.

Così anche un qualsiasi governo, inserendo il manifesto come base riflessiva dei decreti ministeriali, potrà migliorare e illuminare le discussioni nell’organo collegiale che riunisce i ministri della Repubblica. Forse tutto questo, ritenuto di sicuro una tipica infuriata contro il sistema, non succederà mai, ma solo perché gli interessati in parlamento, si pensa ai cattolici dichiarati, seguono strade già tracciate e comunque non hanno la forza, o non sono ancora pronti, per ricercare una autentica rivoluzione storico-cristiana.

Ma ecco le parole annunciate e tratte da Isaia capitolo 1.17: “Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”. Queste parole sono una meraviglia, un regalo all’uomo, una linea sicura, un ristoro mentale e ideale, un ceppo ben solido da cui partire per qualsiasi cambiamento interiore e civile. Ma la mente umana è su altre sponde.

Anche alcuni programmi cattolici in tv non fanno altro che tendere al sociale, alla solidarietà, alla condivisione. Programmi belli e necessari, ma che vanno in tutt’altra direzione, rispetto al contenuto biblico qui osservato. Ci sono comunque dei riferimenti testuali che s’incrociano più volte nel cammino solidale laico e religioso compiuto a favore del prossimo abbandonato e affamato. Ma il testo va oltre; a un certo punto si perde necessariamente ogni connessione.

immagine pggi 2Considerando parola per parola, di quanto riportato dal profeta Isaia, il teologo del Signore apre ad una riflessione di profonda spiritualità e di singolare attualità: “Sono parole non di ieri, ma di oggi, di sempre. Vale anche per le nostre celebrazioni, fatte spesso di bei canti, suoni armoniosi, ma senza il cuore di chi vi partecipa, perché non è nel suo Vangelo, nella sua Parola, nella sua Volontà. Non si vive per il Vangelo, nel Vangelo, con il Vangelo. Si vive dai nostri pensieri, per i nostri pensieri, con i nostri pensieri, che non sono quelli di Dio. Il pensiero di Dio è posto nel Vangelo di Cristo Gesù, nella sua Parola eterna”.

Lo studioso sottolinea subito come le parole bibliche prese in considerazione sono “di sempre”, come tutte le parole che escono dalla bocca del Signore. L’eternità di un pensiero come quello espresso nel capitolo 11.17 di Isaia non permette ad alcun suo elemento di essere fuori dalla realtà in ogni tempo. Triste è la tendenza di colui, fosse l’uomo più potente del mondo, che si addottrina a minimizzare, a non attualizzare ed a ridimensionare il valore biblico di testi che si esprimono a favore della salvezza dell’umanità.

Oggi c’è la propensione a guardare con la giusta formale attenzione verso i testi del nuovo e vecchio testamento, per poi resistere ad entrare nella loro dimensione storico e spirituale. Una finta vocazione priva di tensione ideale e di prospettive concrete per il bene comune. Il mondo intanto cammina convinto che ogni risposta è da cercare solo nell’intelligenza umana e che tutto parte da sé stessi. Nel testo di Isaia il Signore parla all’uomo di oggi impegnato in un qualsiasi ruolo necessario a migliorare la società odierna e che cosa continua a dirgli da oltre duemila anni a questa parte?

Di sospendere a fare del male nella vita pubblica e privata; di sperimentare a compiere il bene come punto di riferimento illimitato; di ritrovare la giustizia come elemento essenziale per la costruzione permanente della pace, della fraternità, della politica vera, dell’armonia sociale; di assistere chi patisce l’oppressione quotidiana del sistema in cui vive; di restituire ogni forma di equità a chi è solo e senza padre e madre; di tutelare le ragioni della donna rimasta sola e socialmente indebolita.

Questo manifesto d’amore e di garanzia sociale per l’uomo è presente forse, in forme diverse, tra mille libri laici; in teorie politiche ed in nuove ideologie; in infiniti discorsi, convegni, ricerche; in riservati salotti culturali e scientifici. Spazi abbordabili per poi costruire il potere che si vuole, cosa che non può avvenire con i testi della saggezza biblica, non emendabili e non personalizzabili.

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