In Evidenza

Recensione La Nuova Primavera dei Giovani

 Recensione dell’antropologa Maria Zanoni.

Il romanzo di Egidio Chiarella “La nuova primavera dei giovani” (Ibiskos Editrice – 2011) merita più di una lettura, più di una riflessione, più di una disquisizione.
In stile scorrevole e con chiarezza di linguaggio, il testo analizza temi interessanti e delicati, alla luce di un’etica di ordine universale improntata all’antropologia cristiana.
Sono 183 pagine che fanno intuire, pensare, ragionare, ricercare, capire.
I tanti interrogativi esistenziali, le problematiche di scottante attualità, che sono dei personaggi, sono dello scrittore e sono anche del lettore, sembrano prendere il sopravvento, e, coinvolgendo nel profondo, invitano alla riflessione, al confronto dialettico sui grandi temi della cultura contemporanea.
Pagina dopo pagina si scopre e si apprezza una cultura straordinaria, un’invidiabile apertura mentale di chi scrive per comunicare un vissuto, un ricco patrimonio di cultura ideale, e si scopre l’autenticità del narrato, nel suo intrinseco potere di trasformare la società.
Il genere “romanzo” per Chiarella non è solo un modello letterario, ma anche esistenziale. Qui lo scrittore s’incammina attraverso gli intricati meandri del racconto realistico che accoglie volentieri l’invenzione, il verosimile intrigante, a volte necessario, che porta con sé ricordi e metafore, nella consapevole ricerca di sé.
Già nel titolo prorompe la voce interiore dell’Autore, la speranza riposta nelle nuove generazioni, che, “guardando verso il cielo”, con i piedi ben fermi sulla terra, sappiano coltivare i giusti valori, per opporsi ai pericoli ed alle insidie del sistema di vita post-moderno.
Con buona volontà ed un grande amore cristiano, lo scrittore pensa all’impegno educativo nei confronti della giovane generazione come l’azione esercitata dagli adulti, come intervento sociale intergenerazionale, atto a favorire la maturazione umana e culturale degli adolescenti, nonchè la loro sicurezza sociale.
Il prof. Teo (anche la scelta del nome porta con sé valori metaforici) e Padre Anselmo nei loro contributi alle discussioni, non trasmettono modelli culturali preconfezionati e stantii, non travasano nei giovani interlocutori la cultura degli adulti, bensì offrono loro la possibilità di sviluppare coscienza critica, di evidenziare le capacità e le potenzialità di giovani desiderosi di essere protagonisti del futuro.
Il legame spirituale tra le vecchie e le nuove generazioni è rappresentato dagli ideali e dai valori morali. Solo così è possibile un dialogo intergenerazionale, in una società in cui prevale l’egoismo sfrenato, il giovanilismo a tutti i costi, la ricerca del benessere, del tutto e subito, senza limiti. In tale contesto il dialogo, la comunicazione sociale,  diventano estremamente difficili.
Sono diversi i linguaggi, il vissuto e le esperienze di ognuno, quindi le culture, i metodi, le scelte. La distanza tra “vecchi e giovani” (per dirla con Pirandello) può essere ridotta, se non colmata, con l’educazione sociale, con il giusto dialogo.
Così Teo-Anselmo-Egidio, narrando, sostiene, aiuta, promuove la crescita umana ed intellettuale di tanti Vanessa, Luigi, Elena, Alessandro, Vittorio…
Tra le righe, nel confronto dialettico-sociale, si suggerisce la propensione all’ascolto ed al rispetto dell’idea dell’altro, per l’arricchimento personale. Così le discussioni della vacanza-studio su etica, economia, religione, vanità, cupidigia, diventano strumento di orientamento nello studio e nel lavoro, guida alla ricerca di una propria collocazione nella società, con prospettive di futuro e di migliore qualità di vita, all’interno di processi storici in continua evoluzione. Dunque, diventano stimolo ad un rinnovamento della società, ad un nuovo Risorgimento Italiano.
E non dimentichiamo che da molti anni Egidio Chiarella si sta spendendo in prima persona anche per il nuovo rinascimento di una regione martoriata come la Calabria. Alla Fiera della Cultura a Roma nel 2006, infatti, rivolgendosi ai numerosissimi giovani presenti al meeting, ha incitato all’impegno, per arginare l’emigrazione delle giovani eccellenze calabresi.
Ed in questo suo recente lavoro, mettendo in gioco prima di tutto se stesso, riafferma con forza l’esigenza-necessità di un’agorà, “una Sinagoga del Sabato”, dove il confronto ed il dibattito siano il perno attorno al quale ruota lo sviluppo sociale, economico e culturale del Paese.
Chiarella, in questa sua pubblicazione, usando un linguaggio adeguato e proponendo contenuti interessanti, sa ben dosare le sue verità generazionali, in quanto educatore, e sa ben aprirsi agli apporti giovanili, altrettanto interessanti.
E qui ha giocato certamente un ruolo decisivo per l’uomo impegnato da anni nel sociale e nella politica, la vicinanza, il ritorno temporaneo al contatto diretto con giovani studenti, nel luogo più appropriato per delucidare problemi, cercare soluzioni e dare risposte. Proprio allora, il Prof. ha preso coscienza che le nuove generazioni studentesche sono cambiate e, nel bene o nel male, sono diventate compagne di un difficoltoso viaggio alla ricerca della definizione della propria identità, nel rispetto della reciproca libertà.
Oggi i giovani hanno molto da insegnare, in alcuni campi, agli adulti, soprattutto in questo tempo d’incontro con altre culture. Anni addietro l’insegnante aveva un ruolo fisso in cui l’esperienza era determinante, e se era anche anziano era più autorevole. Nella complessa società odierna, è autorevole e dà certezze chi è innovativo e propone idee nuove, anche se giovane.
Ma con il crollo delle ideologie, con la mancanza di punti di riferimento, si rischia di perdersi in questo grande mare; ecco allora il bisogno di una guida che ponga in primo piano il confronto. E proprio la crisi dei valori ideali appare oggi determinante nel generale smarrimento e senso di solitudine nelle giovani generazioni.
Per il Prof. Chiarella è la famiglia che, in simbiosi con la Scuola e la Chiesa, deve riservare la giusta dose di attenzione ai giovani, “svolgendo il suo fondamentale ruolo educativo”, onde evitare che si determini “nel progresso sociale e civile di una comunità un vulnus capace di ritardare il suo stesso avanzamento democratico”.
Nella seconda parte del volume, dopo una lucida analisi della condizione della Scuola italiana, è riservato ampio spazio al confronto su impegnativi temi religiosi.
“La carità cristiana, l’amore… la pietà… la solidarietà… sono il tentativo concreto di intervenire per la nostra parte, piccola o grande che sia, nel rinnovamento materiale e spirituale del nostro pianeta” (fa dire lo scrittore a Padre Anselmo – sua anima teologica).
Il volume chiude con l’auspicio di un serio programma di interveti in cui in sinergia tra loro “le energie migliori della politica, della produttività locale, della cultura, delle associazioni laiche, d’intesa con le Presidenze delle Regioni e la Conferenza Episcopale locale” possano lavorare per superare la crisi in atto, offrendo un futuro ai giovani, assetati di “Libertà”, quella vera.
In conclusione, questo romanzo di uno scrittore impegnato, come Chiarella, è a “tesi”. Ha qualcosa da offrire al mondo, perchè venga condiviso. Scommessa impegnativa, ma possibile.

Inserisci un commento

Scroll To Top