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Quale futuro di bene possiamo sperare?

E.C. – Mi viene da rispondere, spontaneamente, nessuno, senza una vera inversione di rotta! Il mondo va a pezzi, ma l’uomo rimane impassibile nel suo egoismo quotidiano. Se si parla di fede o di peccato ti ridono in faccia, come se qualunque settore umano possa prescindere da questi due avversi elementi, compresa la politica e i suoi fallimenti attuali, che vanno al  di là dei giochi democratici, comunque da rispettare. Continuiamo perciò a seguire il pensiero del teologo mons. Costantino Di Bruno, in questo brano dedicato alla Donna nella Scrittura, perchè ci aiuterà a seguire una strada di chiara comprensione, senza arrampicarci sugli specchi e soprattutto evitando di prendere scorciatoie pericolossime. Leggiamo questo suo scritto dal titolo:

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Ora è venuto il creditore a prendersi come schiavi i miei due bambini!

“La non misericordia è il frutto del peccato dell’uomo. Chi vuole essere misericordioso verso tutti, chi vuole possedere un cuore che ama, se liberarsi da ogni peccato, vizio, disobbedienza alla Legge del Signore. Il peccato chiude l’uomo in se stesso, nel carcere d’oro della sua solitudine infernale e diabolica. Lo spinge ad essere spietato verso i suoi simili. Lo priva di ogni commiserazione. Lo riempie di odio e di invidia verso i suoi fratelli, che vede e considera come persone che vengono per privarlo dei suoi beni e delle sue proprietà.

Il peccato chiude l’intelligenza dell’uomo alla verità, priva il cuore della sua capacità di amare, toglie alla volontà la spinta naturale verso il bene più grande, frena lo stesso corpo nei suoi slanci di pietà e di misericordia, lo rende stanco nel fare il bene, mentre lo rende agile nel compiere il male. Il peccato è il vero nostro unico male. Ora il peccato non lo toglie dal cuore una legge, anche se ottima. Esso è tolto solo da Cristo Gesù, per opera dello Spirito Santo.

Quanti vogliono costruire una società di rispetto dell’altro, con una legge che regola i comportamenti dell’uomo, quando un’altra legge dello stesso uomo ha dato a tutti licenza di peccare, anche contro la stessa legge di Dio, devono comprendere che stanno giocando allo sfacelo. Prima per legge consentono che una casa possa bruciare per intero e poi per legge decidono che la casa pur bruciando debba restare intatta. Il fuoco non rispetterà mai le nostre leggi e così dicasi del peccato. Una volta che per legge viene consentito agli uomini di peccare a loro gusto e piacere, poi non ci si può lamentare e chiedere una legge che stabilisca che il peccato non bruci e non consumi. Questa è somma stoltezza. È la stoltezza che è proprio il frutto del peccato, della trasgressione, dell’abbandono della legge del Signore.

Una donna perde il marito. Perde la sua provvidenza, il suo aiuto, il suo pane, la sua acqua, la sua stessa sopravvivenza. Dinanzi ad una tale perdita, cosa fa l’uomo dal cuore di peccato? Manca di una qualsiasi forma di misericordia e di pietà. Il suo cuore è di pietra. Vuole che quanto gli è dovuto, gli venga restituito, altrimenti prenderà figli e figlie e li venderà come schiavi. C’è un frutto di peccato più triste di questo? Eliseo vede il cuore prigioniero del suo peccato e neanche dice una parola all’uomo dalla cattiveria così grande. Dona invece alla donna la possibilità di poter saldare il suo debito. Ha pietà della donna e l’aiuta. Non può avere invece pietà dell’uomo senza pietà e lo abbandona al suo peccato per sempre.

Una donna, una delle mogli dei figli dei profeti, gridò a Eliseo: «Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il creditore per prendersi come schiavi i miei due bambini». Eliseo le disse: «Che cosa posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa». Quella rispose: «In casa la tua serva non ha altro che un orcio d’olio». Le disse: «Va’ fuori a chiedere vasi da tutti i tuoi vicini: vasi vuoti, e non pochi! Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli. Versa olio in tutti quei vasi e i pieni mettili da parte». Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi le porgevano e lei versava. Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: «Porgimi ancora un vaso». Le rispose: «Non ce ne sono più». L’olio cessò. Ella andò a riferire la cosa all’uomo di Dio, che le disse: «Va’, vendi l’olio e paga il tuo debito; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà» (2Re 4,1-7).

Oggi il peccato non è solo del ricco, è anche del povero. Un cuore che è nel peccato è senza Dio. Ed è questa la grande povertà del mondo contemporaneo. Senza Dio non c’è più speranza di vita per alcuno. Se questa donna fosse stata nel peccato, senza Dio, mai si sarebbe rivolta al profeta. Avrebbe venduto i suoi figli. Li avrebbe consegnati alla schiavitù per sempre. Quando si è nel peccato si è senza la luce dell’intelligenza e della sapienza. Siamo senza vere soluzioni. Basterebbe un nulla oggi per risolvere i problemi di questa crisi che sta conducendo al disastro molte persone. Il peccato rende tutti ciechi, perché non vi è più la luce di Dio che governa mente e cuore. Ognuno, dal suo peccato, è imprigionato nel suo carcere e non riesce ad entrare in dialogo, in comunione, in armonia con l’altro. Sarebbe sufficiente recarsi dal vero profeta del Dio vivente, chiedere aiuto, invocare intelligenza e sapienza e la soluzione sarebbe trovata all’sitante. Invece il peccato ci rende tutti egoisti e tutti incarcerati nel proprio pensiero di di morte. Siamo tutti privi di intelligenza e vera saggezza. Siamo senza colui che può togliere, che toglie il peccato dal cuore. Quale futuro di bene possiamo sperare? Nessuno. Solo infiniti bisticci, parole vane, tattiche sofisticate di annientamento dell’avversario, dialogo tra sordi, frasi dette e negate, volontà di bene senza verità del bene, accuse dell’altro dichiarandolo responsabile unico e solo dello sfacelo e cose del genere. Ma tutte queste cose altro non sono che il frutto del peccato. Si possono eliminare, se si toglie il peccato dal cuore”.

 

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