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Non tutto si comprende all’istante

Riflessione in pausa – Egidio Chiarella - La nostra società consuma giornalmente dentro di sé uno degli errori più gravi che non le consentono di affinare il suo andare oltre i confini tracciati dall’uomo. Tutto in essa è veloce, immediato, solerte, subitaneo. Tutto deve essere chiaro subito, bruciando spesso una verità che ancora non si conosce perfettamente. C’è diffidenza nelle pause e nelle riflessioni profonde.

E così, come recita il titolo della rubrica odierna, ogni riflessione va in pausa, si blocca, si mette da parte, da il passaggio all’improvvisazione, al risultato repentino. Il mondo è cambiato e chi non riesce a seguire il suo passo rischia di sbattere e di perdere la connessione con tutto ciò che ruota attorno. Questo non significa che le cose non debbano essere valutate con attenzione e cautela. Paradossalmente proprio perché si corre all’impazzata, prima di prendere qualsiasi decisione non sarebbe di certo negativo dimostrarsi prudenti e misurati.

C’è poi da considerare una ulteriore questione che sfugge di solito a molti. Si tratta della capacità, durante una qualsiasi relazione, di comprendere che non sempre le cose vengono colte nell’immediato e che spesso necessitano di un tempo ulteriore. Resta in questi casi una immagine, la prima sensazione, ma non è tutto. Bisogna aspettare senza per questo isolarsi o spegnere i motori di una ponderata efficienza.

confronto 1È qui che sta un passaggio importante della saggezza umana e che nel vangelo trova quel riscontro universale che nessuno può mettere in discussione. Mi riferisco alla visione che Pietro e altri compagni ebbero sul monte santo. Il teologo scrive in proposito:

“Le cose di Dio non sempre si comprendono all’istante. A volte passa del tempo. Poi rimangono scolpite come pietre miliari nel nostro cuore. Simon Pietro e gli altri vedono, ascoltano, non comprendono. Dopo questo evento il loro cuore non è lo stesso. Una visione nuova è entrata in esso. Quando poi comprenderanno, questa visione sarà a fondamento della loro fede. Questa verità è testimoniata da Pietro molti anni dopo”. La presenza di Elia, Mosè, la nube, la voce del Padre dall’alto che presenta Gesù come l’eletto e l’atteso figlio da ascoltare, spaventano e confondono gli apostoli, richiamando il silenzio.

È il tempo che permetterà di capire e ricevere il messaggio giusto per sé e per gli altri. L’atteggiamento tenuto spesso dagli apostoli ci offre un altro punto da verificare anche rispetto all’odierno ragionamento. È infatti altro errore interpretare le cose partendo da valutazioni personali. Si avrà forse un qualcosa nelle mani da spendere subito in un certo contesto, ma quando nel tempo verrà fuori la vera interpretazione la sconfitta individuale diventerà pesante e inevitabile.

Chiara la nota teologica che segue: “Quale era stato l’errore di Pietro e degli altri discepoli di Gesù? Interpretare in modo privato le scritture profetiche. Essi avevano posto la loro interpretazione sopra quella di Cristo Signore, di Elia, di Mosè, dello stesso Padre dei cieli”. Spesso nella nostra quotidianità prevale il senso personale su quello collettivo, specie su argomenti che riguardano il rapporto di ognuno con le sacre scritture.

La confusione oggi è impressionante. Quasi tutti si ritengono capaci di leggere un evento importante pur se biblico e di dare ad esso il giusto proprio chiarimento. Umiltà zero. Manca il confronto con chi sa discernere e trasmettere il senso vero di ogni cosa. Basta guardarsi intorno e riflettere sulle interpretazioni personali che si hanno rispetto all’essere cristiani. Leggo dalla nota sopra citata:

“Oggi il pensiero di questo o di quell’altro non oscura le Scritture profetiche sia dell’Antico che del Nuovo Testamento? Non diciamo noi, contro tutta la rivelazione, che tutti domani saranno in Paradiso, che l’inferno è vuoto, che Cristo non serve per la salvezza. Altre vie e altri sentieri possono essere percorsi? Questa si chiama semplicemente imposizione ostinata delle nostre vie sulle vie di Dio”.

L’uomo oggi partendo da sé stesso non riconosce altra verità che non sia la sua centralità umana, giungendo persino a sostituirsi con la propria immaginazione alla stessa rivelazione divina. È perciò augurabile, per una società nuova e in purezza di verità e di fede, che ognuno nel correre sappia fermarsi quando ci sia da riflettere, così come debba saper riconoscere con sano giudizio il vero significato

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