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Non coprire le nuove idolatrie e immoralità

Riflessione in pausa – Egidio Chiarella - 

Non ci sono ambienti particolari dove la storia personale si prepari ad incontrarsi con la fede. Quest’ultima può vivere in ogni condizione umana ed intervenire su di essa per lievitarla, purificarla, allontanarla dal peccato. Non ci sono privilegi che permettono agli ultimi in questa direzione di rimanere tali. Ognuno nella fede può salvarsi.

Il cristiano ha perciò il ruolo di un discepolo con il compito di operare in direzione della redenzione dei fratelli che si trovino a brancolare nel buio. Proprio il credente deve mettere in campo i suoi carismi e tradurli in mezzi permanenti per svegliare i cuori addormentati senza mai concentrarsi a cambiare la storia di chi si ha davanti. Scrive in proposito il teologo del Signore:

 Il cristiano non deve cambiare la sua storia, la deve santificare. È questa la sua vocazione. Ogni storia può essere santificata. Ogni storia deve divenire strumento per la santificazione di ogni altra storia. Gesù trasformò la storia di invidia, odio, stoltezza, incredulità, peccato dei Giudei in storia di salvezza per il mondo. Si sottomette a quella storia rimanendo però nella più alta santità. Non è la condizione che conta, ma la santificazione della condizione”.

Se si è professori, ingegneri, imprenditori con il proprio carico socio-politico- culturale non si è avvantaggiati rispetto a chi compie l’ultimo mestiere del mondo in un ambiente degradato e privo di stimoli di fede. In tute le condizioni citate non è la condizione che deve essere cambiata, ma bisogna lavorare perché la condizione nella quale si è avviato un processo di testimonianza personale possa essere santificata.

“Non è la condizione che conta, ma la santificazione della condizione. Non c’è condizione, non c’è storia, non c’è vita che non possa essere santificata, redenta”. A questo punto è indispensabile capire come si santifica la storia e quali sono i traguardi non negoziabili da raggiungere. Interessante la nota teologica seguente:

“Come si santifica la storia? Togliendo l’uomo il peccato dal suo corpo, dalla sua anima, dal suo spirito, dai suoi desideri, pensieri, volontà, aspirazioni, ministero, professione. Non basta togliere il peccato per santificare la storia. Al posto del peccato vanno messi la grazia, l’amore, la giustizia, la pace, la verità, la luce, la purezza nelle intenzioni, tutti i frutti dello Spirito Santo che Lui vuole operare nella natura rigenerata e santificata.  Ecco la prima regola della santificazione: in ogni storia l’uomo è chiamato ad osservare i comandamenti di Dio. Non le leggi degli uomini. Deve osservare anche le leggi degli uomini, ma secondo i comandamenti del suo Signore”.

Nell’ultima parte della nota viene inserito un indicatore che si presta alle critiche della società che vive lontana da Dio, dai suoi comandamenti e dal vangelo. Ma la verità a volte è pesante. Il cristiano deve rispettare le leggi del Paese in cui vive, ma senza sotterrare i comandamenti. L’aborto in Italia ad esempio è possibile grazie a delle norme fissate dal parlamento, ma nessuno cristiano potrà servirsene. Chi pratica l’aborto non contribuisce a santificare la storia, sposta un pezzo di condizione sociale aumentando i suoi errori di fondo. Non è facile vivere con i comandamenti quali punto di riferimento quotidiano.

Il tentativo satanico che vibra nell’aria è quello di allontanare l’uomo dalle leggi del Signore. Di conseguenza si cerca di superare ogni crisi personale e sociale cercando di cambiare le storie di riferimento. Si passa perciò da un posto all’altro offrendo la sensazione di un cambiamento sia individuale che collettivo. Non si sradicano però gli errori, i peccati, le involuzioni interiori.

riv. 2L’essenziale è cambiare facciata passando di fatto da una condizione di idolatria ad un’altra. Il tema è delicato ed attuale. Come può l’uomo se non entra nel cuore del vangelo, facendo delle beatitudini un suo stile di vita, bloccare il passaggio frequente, anche in politica, da una idolatria all’altra? Il vangelo non si serve di rivoluzioni o di terremoti sociali, altrimenti passerebbe dalla parte di chi promette di cambiare le cose per poi alla fine lasciarle uguali a quelle di prima.

Se si guardia l’evoluzione storica con animo cristiano è facile accorgersi che anche le rivoluzioni laiche non hanno salvato il mondo, ma lo hanno spostato da una idolatria ad un’altra. Chiaro il pensiero in proposito del teologo del Signore che senza mezzi termini ci indica dove sta il problema in riferimento alla sottomissione odierna della gente.

“Oggi viviamo sotto altre idolatrie e immoralità. Il peccato non cambia. Ieri si chiamava idolatria e immoralità della tirannia. Oggi si chiama idolatria e immoralità della democrazia, nella quale è consentito ogni peccato, ogni trasgressione, anzi lo stesso peccato è elevato a legge, diritto dell’uomo. Il peccato, ogni peccato, è dichiarato amore. Viviamo nell’idolatria di una democrazia nella quale il popolo è governato e non governa, perché il governo è condotto da meccanismi occulti che sfuggono ad ogni occhio perché invisibili e sotterranei”.

Bisogna liberarsi in Cristo se non si vuole rimanere schiavi dai vari sistemi di turno sociali ed istituzionali. Il cristiano ha il compito di portare in ogni situazione di peccato ed in ogni governo degli uominila lampada del soprannaturale e del Comandamento di Dio, la verità e la grazia, la luce e la santità, la carità e la speranza del glorioso Vangelo di Cristo Signore”. Se questo non succede, come non sta succedendo, si ritarda all’infinito la redenzione della storia e l’evolversi della libertà dell’uomo, dono di Dio ad ognuno, oggi ancora avvilita e manipolata da una qualunque forma di potere in carica.

 

 

 

 

 

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