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L’incapacità personale colpevole e quella incolpevole

Riflessione in pausa – Egidio Chiarella - La teologia spiega che “l’incapacità incolpevole è per natura, mentre l’incapacità colpevole è per volontà”. Ci sono contenitori ad esempio che non possono trattenere più della misura loro data. Un cuore ad esempio che contiene normalmente in misura del suo volume spirituale, può in prima battuta essere considerato di incapacità incolpevole, ma se non dovesse aprirsi e non tendesse ad aumentare lo stesso suo volume spirituale entrerebbe a pieno titolo tra coloro che per volontà rifiutano di modificare la propria incapacità iniziale.

In questo passaggio ci giochiamo la nostra partita quotidiana. Noi siamo legati alla carne e a tutto quello che gira intorno a noi rafforza e amplifica questa dimensione di base. “Chi è nella carne mai potrà approdare alle altezze o alle profondità del mistero”. Può succedere che molti per una vita intera lascino il proprio cuore e la loro mente al volume spirituale in origine e abbandonino la possibilità di entrare nel mistero della propria vita.

Nessuna apertura, niente incontro con il soprannaturale che ci aiuta a leggere i segni che ci circondano. È scontato che in tale direzione possano prevale egoismi, inganni, superbia, passioni senza limiti. Un terreno che non giova alle comunità in cui si opera e si vive con le proprie famiglie, aprendo a dimensioni diverse da quelle che normalmente dovrebbero alimentare percorsi di redenzione e di salvezza.

Ogni espressione sociale, politica, economica, culturale non è forse il frutto del tempo vissuto e il prodotto di quanto si è maturato quali soggetti singoli e collettivi all’interno di un preciso contesto? L’uomo è libero di scegliere. Non c’è prete, vescovo o vicario di Cristo che potrebbe imporre una strada di fede da percorrere senza che l’interessato voglia farlo. È così alcune volte anche nei comportamenti civili, non di certo in quelli nati da dittature politiche o di imposizioni ideologiche.

Ci deve essere sempre chi guidi qualsiasi democratico processo civico o religioso che sia, ma poi è l’essere umano che decide come muovere i suoi passi dilatando il volume spirituale del suo cuore e del suo intelletto o tenendoli chiusi per incapacità colpevole dovuta alla sua volontà di vivere in tutt’altro orientamento. È chiaro che per crescere spiritualmente bisogna avere delle regole da osservare. La regola che nasce dal vangelo non sia vista come una riduzione della libertà personale, ma come linfa per rafforzarsi dentro e maturare l’approccio giusto con la società in cui si agisce. Ci ricorda in proposito il teologo:

ascolto 2“Noi sappiamo che una comunità cresce, se osserva le quattro regole rivelate dallo Spirito Santo nel Libro degli Atti degli Apostoli. Assiduità e perseveranza nell’ascolto dell’insegnamento della Parola; assiduità e perseveranza nella comunione; assiduità e perseveranza nello spezzare il pane. Assiduità e perseveranza nelle preghiere. Tutto però dipende dalla perseveranza e dall’assiduità nell’ascolto dell’insegnamento”.

Ma l’uomo oggi si ferma ad ascoltare? Lo fa forse nel suo ambiente quotidiano limitando il suo ascolto alle cose del mondo. Qualcuno mi potrebbe dire che tutto ciò rientri perfettamente in un comportamento di correttezza generale. Ha infatti ragione. Il problema non sta nell’ascoltare o meno quanto cadenzato dalla politica o dalla burocrazia nell’ambiente dove si opera, ma nel modo come ci si predispone ad esso.

Chi ha aperto il suo cuore e la sua mente ad una dimensione spirituale più grande di sicuro saprà come agire e comportarsi, con i vantaggi che prima o poi verranno riconosciuti. Ma come si ascolta la Parola che prepara l’uomo ad essere uomo vero di Dio, pur se il potere attuale preme in tutt’altra direzione? Scrive il teologo:

“Ascoltare non significa partecipare ad una catechesi, udire un’omelia, un panegirico, un fervorino, una parola di esortazione. Ascoltare non è neanche partecipare a conferenze, incontri, esercizi spirituali, mese ignaziano, lectio divina e mille altre forme. Ascoltare significa obbedire al mistero insegnato. Poiché oggi è separato dall’obbedienza, l’incapacità spirituale è colpevole. La nostra capacità aumenta in misura della nostra obbedienza. Più si obbedisce e più si cresce in capacità e in volume spirituale”.

Il teologo non si ferma qui, ma analizza la reale rappresentazione di chi in generale si trovi in ascolto degli insegnamenti evangelici.

“Poiché oggi ognuno si pensa da sé stesso e l’ascolto è solo un momento di “ricreazione”, o forma per incontrarsi, chiacchierare, parlare, vedersi, ritrovarsi, studiare forme nuove di mondanizzazione, è evidente che si è di incapacità colpevole dinanzi a Dio. Mancando l’ascolto del puro insegnamento della Parola, dal momento che non si ascolta per obbedire, ma solo per non obbedire, è evidente anche la mondanizzazione delle menti e dei cuori, del pensiero e dello spirito. La conquista del mondo avanza con grande velocità. Lo Spirito Santo viene costretto ad arretrare”.

Ne consegue che tutto quello che avviene nel mondo vada imitato e giustificato, visto che le direzioni da seguire sono così ben tracciate dal potere economico, politico, culturale, informativo del momento. Chi non lo fa è fuori. Si sottolinea infatti come i tempi siano cambiati e come ogni cosa debba essere vissuta e giustificata comunque, anche se aumentano le proprie incapacità colpevoli per evidente volontà personale.

 

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