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Libertà civile e timore del Signore

InfoOggi.it – Egidio Chiarella - È normale parlare negli anni duemila ancora di timore del Signore? Non è forse un linguaggio usato in epoche oscurantiste, come decisamente molti pensano al giorno d’oggi? Personalmente ritengo che non parlarne significhi rinunciare alla libertà di capire il mondo nella sua vera essenza, affiancando teorie e filosofie che sfuggono dal confrontarsi con la realtà della Parola rivelata. Chi non ha timore del Signore?

 Di sicuro chi non crede in Dio convinto che ogni cosa fatta, anche la più sconnessa con la realtà, possa essere giustificata e fatta passare per un percorso mentale e sociale addomesticato. Il tema è delicato e si presenta in parallelo con il deterioramento della coscienza morale, rimasta per troppi solo una “trovata promozionale” personale da esibire a garanzia verbale del proprio percorso di vita, sempre coerente e attento ai richiami interiori. Un modo contraffatto per dimostrare all’altro quello che in realtà non si è. Scrive il teologo con estrema franchezza:

 “Che la nostra società sia senza il timore del Signore, non fa meraviglia. Fa invece meraviglia che la società abbia perso la coscienza morale. Molta più meraviglia è suscitata dal fatto che è il cristiano che ha perso sia il timore del Signore che la coscienza morale. Il male è detto bene. La falsità è dichiarata verità, l’immoralità dignità dell’uomo, i più gravi delitti sono diritto della persona umana. Quando un cristiano perde il timore del Signore e anche la coscienza morale, la sua condizione spirituale è oltremodo pessima”. ………

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