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La sapienza libera dagli affanni!

marta e maria

Il mondo va sempre di fretta. Ci giustifichiamo con il cambiamento della società che ha reso frenetica la vita. Ma chi è l’artefice di tutto questo? Non è forse, la stessa corsa quotidiana  dell’uomo, un paravento alla incapacità di guardarsi dentro, per  mettersi  in discussione e dialogare con lo spirito di sapienza che è dentro di noi? Leggiamo questa articolata riflessione:

“È proprio della sapienza liberare dagli affanni. La ragione di questa verità risiede nella visione che essa dona all’uomo di vedere ogni cosa nella sua utilità o inutilità, opportunità o inopportunità, giustizia o ingiustizia, valore e non valore, bontà o non bontà, necessità o vanità. Vista ogni cosa nella sua più pura realtà, veniamo a conoscenza che tra tutte le cose che facciamo una è utile e mille inutili, una buona e diecimila cattive, una necessaria e centomila non necessarie.

La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni; poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro. Suo principio più autentico è il desiderio di istruzione, l’anelito per l’istruzione è amore, l’amore per lei è osservanza delle sue leggi, il rispetto delle leggi è garanzia di incorruttibilità e l’incorruttibilità rende vicini a Dio (Sap 6,12-19).

La sapienza fa sì che viva in noi lo stesso spirito di verità e santità che è in Dio. Con questo spirito ogni cosa acquisisce la sua verità. Le cose inutili sono viste come inutili, non come utili, le cose buone come buone, non cattive. Ma anche le cose cattive sono viste come cattive, mai come buone. Questa visione di verità ci libera da ogni affanno.

Nella sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene, pronto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri, anche i più sottili. La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È effluvio della potenza di Dio, emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa. È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e immagine della sua bontà. Sebbene unica, può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso i secoli, passando nelle anime sante, prepara amici di Dio e profeti. Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza. Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata alla luce risulta più luminosa; a questa, infatti, succede la notte, ma la malvagità non prevale sulla sapienza (Sap 7,22-30). 

Maria, ponendosi alla scuola della sapienza, apprende dal Divin Maestro, ciò che è utile e necessario per la propria vita e la vita dei fratelli. Marta, agendo senza alcuna consultazione con il Divin Maestro, resta aggrovigliata e incarcerata nei molti servizi che lei stessa aveva pensato fossero utili, buoni, santi, giusti.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Quando la vita diviene un’agitazione inutile, vana, dannosa, quando il tempo ci sfugge, viene meno, non è mai sufficiente, allora è il tempo di arrestare la corsa, fermarsi un attimo, non per rimproverare Gesù, volendolo trascinare nel nostro stesso caos mentale e spirituale. Ci si ferma, per gettarsi ai suoi piedi e implorare la sapienza che ci libera dagli affanni e da quella corsa sfrenata che ci fa lavorare per il nulla.

Per questo occorre che ogni giorno ci nutriamo di sapienza allo stesso modo che respiriamo ossigeno. Tre minuti senz’ossigeno si può resistere. Tre minuti senza sapienza ed è già caos e fallimento della vita. Un solo pensiero concepito senza sapienza è capace di rovinare l’intera vita. Nulla è più deleterio per un uomo di una sola decisione presa senza sapienza. Tutta l’esistenza e anche l’eternità va in fumo”.

8 OTTOBRE (Lc 10,38-42) – www.homilyvoice.it

 

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