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La potenza del servire e del farsi servire

Riflessione in Pausa – Egidio Chiarella - La nostra società sta vivendo spesso un periodo di solitudine truccata, nel senso che tutto appare tranne che l’essere soli. Una “attrattiva” che ha i suoi capisaldi in mille gradevoli sensazioni regalate a poco prezzo e tra gli effetti speciali che escludono per la loro grossa invasività qualsiasi atto di debolezza in corso.

In questo contesto l’uomo rischia di essere un numero che non serve nessuno e non si lascia servire, se non esporsi all’inganno e alla menzogna a volte anche istituzionalizzati. Da cristiani è giusto pensare che servire e farsi servire significhi donare qualcosa di sé in crescendo, aprendosi con la medesima intensità nel ricevere ciò che viene dagli altri, nel senso più alto e nobile della parola.

Nessuno di tutto questo chiaramente ne parla di norma. I grandi network si rendono disponibili solo quando all’orizzonte ci sia un fatto di cronaca da raccontare o comunque una notizia che attrae ascolto, lasciando le briciole ai discorsi di natura ontologica, cristiano-spirituale, laico-religiosa.

La nota teologica che segue va letta perciò da ognuno nella sua profondità cristiana, per contribuire a farla assumere a pieno titolo nella società in cui viviamo. Un ingaggio che prima passa da sé stessi e poi da ogni postazione sociale che ne sappia a sua volta accettare e promuovere il significato assoluto.

“Chi vuole servire secondo verità e giustizia, grazia e luce, pienezza di amore e grazia, colmo di Potenza dall’Alto, sempre dovrà lasciarsi servire. Da chi dovrà lasciarsi servire? Dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Come ci lascerà servire dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo? Lasciandosi servire dai ministri della Parola e dagli amministratori dei misteri di Dio, che sono nella sua Chiesa gli Apostoli di Cristo Signore e dai presbiteri che sono i collaboratori dell’ordine episcopale. La comunione gerarchica con gli Apostoli è necessaria a Profeti, Maestri, Dottori, Evangelizzatori, ad ogni altro discepolo di Gesù Signore”.

In molti si alzeranno dalle loro sedie affermando che trattasi di una ennesima predica da mantenere nel circuito del rapporto con i fedeli, anche perché secondo la società corrente sono già tante le gerarchie laiche da seguire nel contesto quotidiano in cui si opera. Nessuno però si ricorda, sfogliando il libro storico del vangelo, che lo stesso Gesù Cristo si lasciava servire dal Padre per poi servire gli apostoli e le migliaia e migliaia di persone che lo seguivano.

servire dueSi spera che si dia almeno uno stop ben preciso alla moda di citare il vangelo nei dibattiti salottieri secondo il proprio gusto letterale e si entri nel vivo della Parola che invita a servire così come nel lasciarsi servire. Il discorso non è semplice, anche se numerosi credenti nel mondo già lo pongono in essere divenendo ogni giorno, di riflesso, la spina dorsale del pensiero cristiano. Un faro di luce necessario all’uomo se vuole uscire dagli imbrogli sociali, bellici, politici ed economici in cui si è cacciato.

Leggo ancora: “Anche l’Apostolo deve lasciarsi servire da ogni altro Apostolo e da tutto il corpo di Cristo Gesù, al fine di crescere in grazia, verità, giustizia, santità, vita eterna. Tutto però dovrà essere vissuto dalla comunione gerarchica”.

L’uomo che non ha dentro di sé il valore del servire e del farsi servire, senza comprendere il valore della gerarchia illuminata dalla Parola è del tutto depotenziato e ammaccato interiormente e socialmente. In tali condizioni come farà lo stesso a crescere nella giustizia e nella verità e come potrà servire il prossimo facendo il professore, il politico, l’economista, lo scienziato, il giurista, ecc?

Certo che esistono altrettanti professionisti non credenti molto preparati nella loro disciplina, ma che fanno fatica a voler accorciare la loro distanza dalla grazia, dalla santità, dalla vita eterna. Ci troviamo, se volessimo parafrasare quanto detto prima, di fronte a delle anitre bellissime, fotografate da innumerevoli visitatori e ammirate per i colori stupendi e luminosi del loro manto pennuto, ma purtroppo zoppe.

Coloro che oggi si impongono sugli altri, partendo da sé stessi per mille prospettive sociali ed economiche spendibili nel tempo, non intendono l’importanza di farsi servire dal Signore. Si avvia così un percorso di debolezza, un’apertura perdente. Il re Saul, nel vecchio testamento, ne è un esempio calzante, così come ricordato dalla nota teologica fino a qui seguita.

“Saul, eletto dal Signore e consacrato come re del suo popolo, non si lasciò servire dal profeta del Dio vivente. Consumò la sua vita governato da una diabolica e satanica gelosia contro Davide e alla fine si tolse la vita sul monte Gelboe”.

La maggior parte delle persone oggi non amano farsi servire dalla Chiesa, dal loro Vescovo, dal loro sacerdote, dal vangelo per poi a loro modo poterli servire. Un cerchio redimente che si chiude sempre con la costruzione di qualcosa di buono e di saggio per la comunità interessata. Il corso degli anni ne è testimone affidabile.

Chi non si lascia servire dal Signore, perché non lo accetta e lo respinge, lo fa a causa del peccato di superiorità, ignavia, rivalità, carnalità, impurità e qualsiasi altro vizio. Si pensi a spalmare sulla società l’effetto sociale di questi vizi molto comune al mondo d’oggi e poi allo stesso tempo si immagini di moltiplicarlo per migliaia e migliaia di situazioni analoghe. Il risultato, non certo positivo, diventa visibile in tutto ciò che ogni giorno disarma e offende le comunità degli uomini.

L’uscita reale da tutto questo non è umana. È da trovarsi nella potenza del servire e del farsi servire dal Signore secondo verità e giustizia. Un passaggio quest’ultimo che tonifica e ottimizza la società in ogni sua condizione terrena.

 

 

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