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La disciplina che libera!

Un pensiero a Sant’Ignazio di Loyola.  Il ricordo del fondatore della compagnia di Gesù fa capire come l’uomo, pur mantenendo la sua autonomia personale, non può essere vero cittadino del mondo senza condividere, con gli altri, il sapore della comunione. So che a parole tutto questo è molto facile a fare, ma nella realtà gli egoismi, imperanti nel cuore dell’uomo, rendono spesso vano il cammino di una comunità. Ognuno di noi dovrebbe fare un passo verso l’altro, sempre! Noi aspettiamo invece, in ogni occasione, che sia chi abbiamo di fronte il primo a muovere i primi passi. Eppure ci troviamo in un mondo globalizzato. Tutto è a portata di mano! Tutto è raggiungibile con un clic! Di amici ne possiamo contare a migliaia! Ma quanta solitudine. Quanta infelicità. Quanta falsa compagnia. Quanta indifferenza e ipocrisia. Il mio parroco, per esperienza vissuta, dice che solo l’immissione convinta di Cristo nella propria quotidianità, al di là del ruolo formale laico o religioso di ognuno di noi, dona all’uomo il “potere” di non essere indifferenti, mettendo in secondo piano, al di là degli adempimenti formali e di rito, la disperazione altrui, fisica e morale. Il mondo è pieno di gente disperata e in cerca d’amore genuino. Capita però più volte che non ci sia qualcuno pronto ad ascoltare chi ne ha bisogno o al contrario chi soffre si vergogni  di chiedere ad un padre spirituale una benedizione e una parola, per aprire un barlume nel buio della propria esistenza! Soli si muore, spiegava una canzone degli anni sessanta! Continuava: Voglio l’amore. Ma l’amore tra gli uomini ha un valore senza avere esperienza dell’amore di chi ci ha redenti con la croce? E che cosa è lo stare insieme? Trovarsi spesso tra mille persone o magari organizzare una cena ogni sera con decine di conoscenti o amici, può essere il percorso giusto da imitare, anche se manca una apertura del cuore verso Cristo? Oggi, in passato non mi ponevo il problema, penso che senza il sentiero sicuro del vangelo, tutto quello che facciamo rischia di rispondere solo a dei canoni esterni fine a se stessi. Forse perfetti nel galateo, ma nulla di più! Allora, per ricordare il Padre dei Gesuiti, vorrei aggiungere che essere militari del Signore, rispettando con rigore le regole di un cammino spirituale e materiale nel solco della Chiesa del figlio dell’Uomo, non significa essere “prigionieri spontanei” di un sistema particolare, ma protagonisti della propria esistenza, quali liberi cittadini nel cuore, capaci di aprire alla gioia e alla tristezza del prossimo, qualsiasi esso sia e da ovunque esso venga! Di riflesso stare tra molti o vivere in comunione un banchetto o altra occasione sociale, acquista un sapore che fa la differenza e rende testimonianza della Parola verso l’altro che cerca.

egidio chiarella

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