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Il contrasto giornaliero tra voci distanti

Riflessione in pausa – Egidio Chiarella –  È sereno l’uomo che ha la possibilità di svuotare il suo cuore, di liberarlo, di placarlo. Chi parla lo fa dalla pienezza del suo cuore e dai suoi interessi. Verità questa che viene da lontano e vale per oggi come per ieri. È stimolante a questo punto soffermarsi un attimo sulla parabola dei due cechi. Entrambi sentendo che passava Gesù accompagnato dal rumore di una grossa folla si misero a gridare, a svuotare il proprio cuore dinnanzi al Messia che li avrebbe potuto guarire.

La folla grida più dei due sventurati, non si cura della loro disabilità. È quasi una gara a chi grida più forte. Un contrasto del tutto umano, istintivo, spoglio di ogni reciproca comprensione. È il contrasto della storia, della vita che prende piede e spesso non lascia spazio alla verità. In proposito è bene leggere cosa scrive il teologo che incornicia in un quadro multicolore le tante facce differenti della contesa giornaliera:

“Chi grida alla sapienza e chi dalla stoltezza, chi dalla verità e chi dalla falsità, chi dalla giustizia e chi dall’ingiustizia, chi dal bene e chi dal male, chi dalla ricchezza e chi dall’indigenza, chi dall’obbedienza e chi dalla disobbedienza. Chi dalla vita e chi dalla morte, chi dalla compagnia e chi dalla solitudine, chi dalla salute e chi dalla malattia, chi perché vuole stare meglio e chi per avere l’indispensabile per vivere, chi dall’onestà e chi dalla disonestà; chi dal rispetto dei diritti e dei doveri e chi dalla violazione di ogni diritto e dovere”.

Se guardiamo nella storia contemporanea non possiamo non avvertire il contrasto che si alza oggi sul dramma dell’immigrazione. Ci sono due fazioni; una per il respingimento e l’altra per l’accoglienza. Nel mondo sarà sempre così; una guerra che si giocherà su due fronti e non ci saranno mai vinti e vincitori in senso definitivo, perché una politica del genere non guarderà mai a di là del proprio naso, fermandosi tra i confini tracciati dalle due posizioni contrastanti.

Fuori questi confini c’è la tangibilità da cui si dovrebbe partire per cambiare il pensiero attuale e riformarlo in modo adeguato alla recente realtà. Ognuno, anche se condivisibile in alcuni frangenti della propria proposta politica, dovrebbe comunque partire da un punto fermo e irreversibile:

barcone 1 - 5 ootobre“…i migranti non sono braccia da sfruttare, ma sono persone umane da rispettare, amare, accudire, servire come ciascuno vuole essere lui rispettato, accudito, servito, onorato in ogni suo diritto”.

Se non si sa dal di dentro chi è veramente l’immigrato è chiaro che ogni azione compiuta avrà i piedi d’argilla. Questo lo devono capire gli Stati Uniti; lo deve capire soprattutto l’Europa fino ad oggi ignara del peso che l’Italia ha portato sulle sue spalle. Una nota teologica fotografa molto bene in due parole la situazione: “È questa “ignoranza” di chi è l’immigrato che rende false tutte le nostre voci”.

Il tema è di grande attualità e interessa l’uomo per quello che lui è, all’infuori della sua posizione sociale, politica, professionale, ideologica, religiosa, ecc. Le condotte del governo di turno su una questione così delicata saranno di riflesso più idonee ed esaustive a fronteggiare una emergenza sociale che è epocale, se maturasse negli addetti ai lavori il principio teologico sugli immigrati sopra riportato e virgolettato.

Cosa non facile visto che in tutto questo scenario più che complesso il cristiano è stato diverse volte ritrovato con le spalle girate o mentre si limitava a riferire principi di generale condivisione a mo’ di ritornello. Quel crocifisso per il quale si rivuole l’esposizione nelle aule pubbliche va considerato come il primo “forestiero” della storia a cui tendere una mano e ripulire le piaghe con unguenti profumati.

Se ci guardiamo attorno rischiamo spesso di vedere immagini che esaltano in una famiglia la presenza di un qualsiasi animale, mentre nello stesso tempo tante persone nel loro valore universale si trovano spesso sole e ad essere respinte e messe ai margini della comunità. Stranezze di una società che avrebbe bisogno di fermarsi un attimo e rivedere il suo rapporto con la verità della Parola.

Su queste ultime parole del teologo del Signore mi auguro si concentrino ancora di più tutti i ragionamenti filosofici, psicologici, politici, sociali ed economici che vorrebbero scrivere una pagina di novità positiva sulla questione, partendo ricorda il teologo dalla persona: “Gli immigrati non sono persone finché stanno in balia delle onde. Sono persone prima.

Ma sappiamo che prima non sono neanche paragonate alle bestie. E spesso non sono persone neanche dopo, perché molti sono sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane”. Si parta dai principi teologici fin qui esposti per tracciare o riformare una strategia che sia alla fine di vangelo. È questa la strada vincente per chi emigra e per chi accoglie e che unisce le voci contrastanti.

 

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