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Il cielo nella musica di Claudio Abbado

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La camera ardente per il maestro Claudio Abbado è stata allestita a Bologna presso la basilica di Santo Stefano a partire dalle ore 14 di martedì 21 gennaio, fino alle ore di mercoledì 22 gennaio. È quanto comunica la segreteria del senatore a vita scomparso lunedì mattina nella sua abitazione del capoluogo emiliano. La famiglia chiede, nel rispetto del pensiero di Abbado, di non inviare fiori e necrologi, ma di esprimere il proprio ricordo con donazioni al Centro di ematologia oncologia pediatrica di Bologna.

Da settembre la malattia con la quale combatteva da anni lo aveva costretto ad annullare tutti i concerti in programma con la sua Orchestra Mozart tanto che la formazione bolognese pochi giorni fa aveva annunciato la cessazione delle attività: senza la bacchetta carismatica del suo fondatore non aveva più senso fare musica.

Proprio a Bologna, dove aveva scelto di abitare, stamattina è morto Claudio Abbado. Il direttore d’orchestra si è spento per le conseguenze del tumore che lo aveva colpito e che il musicista, nato a Milano il 26 giugno del 1933, non aveva mai nascosto. Non aveva mai rinunciato al podio in questi anni: impegni diradati per riposarsi – e Abbado trascorreva l’inverno nel Venezuela di Chavez, dove si dedicava ai ragazzi salvati da un futuro di incertezze con la musica dal Sistema Abreu – ma energie sempre dedicate alla musica.

E al suo impegno civile. Nato negli anni di formazione giovanile al Conservatorio di Milano e messo in atto negli anni della sua direzione musicale al Teatro alla Scala (guidato dal 1968 al 1986) quando con gli amici Maurizio Pollini, Luciano Berio e Luigi Nono portava la musica nelle fabbriche tra gli operai. Impegno che lo scorso 30 agosto aveva visto il Capo dello Stato Napolitano nominarlo Senatore a vita, carica per la quale Abbado aveva rinunciato allo stipendio devolvendolo alla Scuola di musica di Fiesole. Attenzione ai giovani che è sempre stata tra le priorità di Abbado che diede l’addio polemicamente a Milano nel 1986: un esilio lungo 26 anni terminato il 30 ottobre 2012 quando Abbado è tornato sul podio del suo teatro per un concerto che lo ha visto chiedere come cachet 90 mila alberi da piantare in città.

La storica rivalità con Riccardo Muti, che il direttore liquidava con un sorriso e con «siamo amici sono solo invenzioni della stampa», il sodalizio con i Berliner philharmoniker guidati dal 1989 al 2002 che lo ha visto primo direttore non tedesco guidare la formazione, le molte orchestre fondate dalla Mahler chamber orchestra alla Lucerne festival orchestra sino alla Mozart, l’attenzione alla musica del Novecento. Tutte caretteristiche che hanno fatto di Abbado uno dei più grandi direttori di sempre. Il più grande per i molti fan che lo hanno sempre seguito in tutto il mondo nelle sue avventure musicali. Oggi il loro sito è listato a lutto. In molti piangono Abbado. I melomani e gli amici di sempre, primo fra tutti Roberto Benigni, più volte al fianco dl direttore come voce del Pierino e il lupo di Prokof’ev. Amico al punto che Abbado si mascherò da beduino e recitò, nascosto tra le comparse, ne La tigre e la neve del regista toscano.

( Avvenire – 21 gennaio 2014)

 

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