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I punti deboli di un cuore…

 

san giovanni

«Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista»

L’uomo cattivo, malvagio, empio, idolatra da solo è senza alcuna forza. È simile ad una goccia d’acqua che cade sul terreno. Non possiede alcuna forza per fecondare la terra. L’uomo cattivo, proprio perché cattivo, è sempre in guerra contro ogni altro uomo, anche con quanti vivono nella sua stessa empietà. Vi è però qualcosa di misterioso nel suo comportamento: sa coalizzarsi contro il giusto. La forza dell’empio è la concordia con gli altri empi nella malvagità, nella volontà di sopprimere gli uomini di Dio. Questa concordia nella malvagità la rivelano sia il Salmo che il Libro della Sapienza.

Dio, non startene muto, non restare in silenzio e inerte, o Dio. Vedi: i tuoi nemici sono in tumulto e quelli che ti odiano alzano la testa. Contro il tuo popolo tramano congiure e cospirano contro i tuoi protetti. Hanno detto: «Venite, cancelliamoli come popolo e più non si ricordi il nome d’Israele». Hanno tramato insieme concordi, contro di te hanno concluso un patto: le tende di Edom e gli Ismaeliti, Moab e gli Agareni, Gebal, Ammon e Amalèk, la Filistea con gli abitanti di Tiro. Anche l’Assiria è loro alleata e dà man forte ai figli di Lot.

Trattali come Madian, come Sìsara, come Iabin al torrente Kison: essi furono distrutti a Endor, divennero concime dei campi. Rendi i loro prìncipi come Oreb e Zeeb, e come Zebach e come Salmunnà tutti i loro capi; essi dicevano: «I pascoli di Dio  conquistiamoli per noi». Mio Dio, rendili come un vortice, come paglia che il vento disperde. Come fuoco che incendia la macchia e come fiamma che divampa sui monti, così tu incalzali con la tua bufera e sgomentali con il tuo uragano. Copri di vergogna i loro volti perché cerchino il tuo nome, Signore. Siano svergognati e tremanti per sempre, siano confusi e distrutti; sappiano che il tuo nome è «Signore»: tu solo l’Altissimo su tutta la terra (Sal 83 (82) 1-19). 

La sapienza protesse il padre del mondo, plasmato per primo, che era stato creato solo, lo sollevò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare tutte le cose. Ma un ingiusto, allontanatosi da lei nella sua collera, si rovinò con il suo furore fratricida. La sapienza salvò di nuovo la terra sommersa per propria colpa, pilotando il giusto su un semplice legno. Quando i popoli furono confusi, unanimi nella loro malvagità, ella riconobbe il giusto, lo conservò davanti a Dio senza macchia e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio. Mentre perivano gli empi, ella liberò un giusto che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque città. A testimonianza di quella malvagità  esiste ancora una terra desolata, fumante, alberi che producono frutti immaturi e, a memoria di un’anima incredula, s’innalza una colonna di sale (Sap 10,1-7).

Quando gli empi si coalizzano, la morte cammina sui loro passi. Gli empi provocano morte e si provocano la morte. Vindice di ogni empietà è il Signore. Vittima di questa coalizione nella malvagità è Giovanni il Battista. Anche Gesù fu vittima di essa. Per questa concordia nella malvagità Giovanni è stato vero precursore di Gesù in vita e in morte. Questa concordia si abbatte sul giusto più che tifone distruttore.

Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 29 AGOSTO (Mc 6,17-29)  www.homilyvoice.it

 

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