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I Profeti e la Parola non hanno data di scadenza

Riflessione in pausa – Egidio Chiarella - Da laico credente mi meraviglio quando un credente, in certi contesti privati e pubblici, ha timore di esprimere con serenità un pensiero cristiano su discorsi che riguardino la vita sociale della comunità in cui si vive. Mi riferisco a temi sensibili quali l’aborto, il matrimonio, l’eutanasia, il rapporto con il prossimo, dai migranti al senza tetto che chiede l’elemosina.

Si ha spesso paura di manifestare il legame con il Signore, mentre diventa più facile raccontare della propria perfetta relazione con i modelli che il potere politico ed economico odierno impone alla collettività. Questo non significa che bisogna salire su un podio e fare le prediche, ma agire e parlare nella normalità con i principi cristiani maturati che tanta positività possono portare nei contesti in cui si opera.

Se l’uomo non tiene i rapporti con il Signore è costretto a veder la sua debolezza interiore giorno dopo giorno incidere in modo reale sulla vita quotidiana, concorrendo a bloccare o sollecitare le energie migliori possedute. Senza questa celeste connessione manca quel respiro soprannaturale che dona il compimento giusto delle cose messe in campo sulla terra. Spiega il teologo:

“Noi siamo come quegli ebrei che dopo l’esilio avevano perso il legame con la volontà di Dio. Quindi qualsiasi cosa loro facevano andava per il male. Il profeta Aggeo sollecitò quel popolo a ritornare al loro Dio edificandogli il suo tempio, per poi accorgersi giorno dopo giorno di un cambiamento guidato verso il bene”.

Anche per l’uomo di oggi il discorso del profeta risulta attuale e perseguibile. I profeti non sono come i biscotti, non scadono, sono eterni nella parola data. È necessario perciò riallacciare oggi i rapporti con Cristo e Maria e la vita cambierà come è stato detto agli ebrei. Leggo:

“Se non riallacciamo il legame con Dio saremo sempre angosciati, afflitti, affannati, turbati, indaffarati e senza pace. Oggi manca a volte anche la voglia di gustare la meraviglia del sole che sorge la mattina. Tutto al contrario è diventato angoscia, tristezza, peccato, trasgressione perché ci siamo slacciati dalla madre di Dio, da Cristo Gesù, dallo Spirito santo e dal Padre nostro che è nei cieli. Si vive una vita animale, non soprannaturale. Ci si affida solo ai beni materiali e non a quelli spirituali. Si è convinti che per vivere nel modo migliore basta nutrirsi dei beni della terra, ridicolizzando il cielo”.

profeta 1 L’uomo fa fatica anche ad imboccare per un tentativo la strada che prediligere il teologo del Signore. La pressione esterna sull’uomo è pesante e mira a sbriciolare il senso alto del vangelo. Si da così per scontato che essere cristiani rappresenti un fatto soltanto personale e che privarsi di un qualsiasi oggetto e comportamento recenti sia un errore gravissimo. Il legame con Maria quando avviene deve essere però reale, vero, forte, sentito, completo.

Pregare, recitare il santo rosario, diventa in questo modo un fatto straordinario che cambia nel bene la vita attorno. Non è una magia, ma il resoconto naturale di un’obbedienza data verso chi è al di sopra di ogni cosa terrena. Il santo rosario potrebbe in alcuni casi diventare un atto di idolatria, se convinti che si possa risolvere ogni problema personale stracciando gli impegni interiori presi con il divino a cui tendere.

Questa antica invocazione non sarebbe altro che uno dei tanti amuleti, proprio perché interpretata senza mantenere la propria vita all’interno della Parola. In questi casi si tratta di un ritmo vocale che si nutre di effetti malefici e che può mostrare anche l’attuazione concreta di un desiderio, per poi nel tempo far cadere una persona nell’afflizione permanente. Necessitano contatti nuovi con il Verbo divenuto carne, per ben indirizzare il cadente passaggio esistenziale orfano del sapore del cielo.

La materialità che circonda l’uomo spinge tutto verso l’ovvio, lo scontato, l’espiato, l’abbuonato. Non riaccende i cuori verso la novità del vangelo; tende invece a catalogarli e renderli fedeli al sistema che obbliga la rinuncia al calore effettivo dell’eternità. Si rafforza la rinuncia a camminare con i pensieri di Dio, per camminare con i pensieri del mondo. Questo è il quadro che si presenta davanti agli occhi del mondo, mentre contribuisce con dolo al deprezzamento dell’umanità.

È ora dinnanzi a questa realtà di riprendere anche un vero rapporto con il proprio sacerdote, ricordandosi che dietro l’altare lui rappresenta in toto il Signore e che il suo discernimento e la sua assoluzione, dovuti al ministero incarnato, sono acqua e sale benedetti sulle ferite che tormentano ogni peccatore.

Non basta rincorrere l’amicizia quotidiana con il parroco per rimodulare la propria vita in senso evangelico. Quello che veramente serve è riscoprire il valore straordinario della confessione e trovare in essa il vero rapporto con quel cammino di fede che cambia la vita e alleggerisce ogni peso, favorendo i contanti con i pensieri di Dio.

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