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Anche io ho qualcosa da dire

Relazione di Egidio Chiarella

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Iniziative e progetti Speciali Telecom Italia – Catanzaro 4 novembre 2013

Un grazie particolare va a Telecom Italia, per aver allestito questa originale carovana di civiltà, che si è fermata a Catanzaro, come in altri capoluoghi, per coinvolgere il tessuto connettivo della nostra realtà cittadina. Il responsabile del progetto Umberto Rapetto è stato chiaro, conciso e con taglio operativo ha spiegato, assistito dal suo staff, il perché degli “Stati generali della tutela dei minori” ed il tour nazionale “Anche io ho qualcosa da dire”. L’investimento è importante! È nel tempo e i risultati arriveranno copiosi.

La rete ha avuto in questi anni un influsso sul nostro modo di vivere e di pensare, ma il web, secondo il gesuita Padre Antonio Spadaro, non è semplicemente un nuovo mezzo, ma uno spazio da abitare. La rete internet, nelle parole del direttore de “La Civiltà Cattolica”, non è altro che il prolungamento tecnologico della rete che lega gli uomini fra loro e quindi non va vista in modo riduttivo come si trattasse solo del’insieme di fili e di modem.

La tutela dei minori è sicuramente a rischio, senza interventi idonei e mirati. Il vero problema sta nel fatto che i media digitali, quali  telefono, cellulare, internet, ecc. rappresentano una sfida non semplice per gli educatori, poiché non riescono ad utilizzarli allo stesso modo dei ragazzi. Questo divario generazionale è unico nel suo genere.

L’adulto aderisce superficialmente al cambiamento tecnologico, spesso ha infatti soltanto saputo migrare dai vecchi “device” (elementi) ai nuovi. Esistono per lui solo nuovi strumenti, al posto dei vecchi. Il ragazzo invece sfrutta i processi dell’era digitale che diventano per le nuove generazioni, oltre che dei moderni congegni, puntuali attività di condivisione e partecipazione. Non esistono perciò, per colmare questo divario, soluzioni semplici! Bisogna adottare, come sostiene lo studioso cattolico di informatica Xavier Debanne, il paradigma della bicicletta, utilizzando le parole di un ragazzo che insegnava a degli anziani a navigare sul web: Noi sappiamo navigare loro sanno dove andare. Siamo noi quindi che imparando ad usare i nuovi strumenti come gli stessi ragazzi, dobbiamo saper accompagnare il minore nel passaggio dal virtuale al reale, per misurare i pericoli e indicare loro le virtù effettive che la rete può solo simulare, ma non sostituire.

Ma prima di un qualsiasi ragionamento pedagogico o tecnico, c’è da fare una considerazione che per noi cattolici è centrale e prioritaria a qualsiasi strategia si voglia adottare in questo delicato campo: Non ci sono diritti che da soli possano salvare i ragazzi. Tutti infatti sappiamo che ogni diritto viene regolarmente ignorato dai fautori del male.

Urge perciò educare i giovani alla sana prudenza, accortezza, saggezza nell’uso di questi mezzi. Ecco infatti cosa farà Telecom Italia in questi giorni nelle scuole! È sbagliato chiaramente puntare solo sul loro divieto. Essi fanno parte dello sviluppo della società e devono saper rispondere ( è questo anche il grande lavoro quotidiano di Telecom Italia), ad un processo di innovazione continuo, per non portare fuori dal progresso globale il nostro Paese.

Da credenti sappiamo che Dio ha posto la propria vita nelle mani di ognuno.   Gli adulti perciò abbiamo, nel ruolo che rappresentiamo, il dovere di aiutare il minore a discernere, per renderlo attore principale delle sue scelte.

L’indirizzo pedagogico che in questi giorni dovrà emergere tra le diverse articolazioni sociali, culturali e professionali, aderenti all’importante iniziativa Telecom – Italia, non potrà non essere che nella consapevolezza di sapersi attrezzare responsabilmente, per Educare ognuno ad usare bene la propria vita.

C’è a proposito un ostacolo strisciante: Il mondo però vive di deleghe. Tutto deve essere fatto sempre dagli gli altri! È come se si volesse un intervento immediato dei pompieri, lasciando libero corso al bambino di incendiare la casa. Telecom con questa iniziativaesorcizza questa pericolosa tendenza ed entra in campo mettendoci la faccia, senza delegare alcuno.

La nostra amata società, oltre a garantire le necessarie norme, deve per forza attrezzarsi nelle sue diverse funzioni pubbliche e private, a saper  correttamente educare, formare, aiutare a comprendere il bene e il male nell’uso di questi moderni potenti mezzi.

La rete va saputa gestire, non va criminalizzata. Non dimentichiamo che siamo ormai a pieno titolo nell’era dei nativi digitali e soprattutto la famiglia ha il compito di seguire i figli, ma senza servirsi degli stessi strumenti innovativi, come mezzi supplitivi di una sana azione educativa. Un modello comportamentale questo che rischia di interrompere un rapporto naturale, senza il quale si mette a rischio la crescita ordinata dei minori.

Il bambino deve conoscere il mondo digitale, ma è necessario che sappia ben utilizzarlo, per non subire alcun danno. Lo stesso adulto non è ad esso immune, figuriamoci  un minore senza alcuna difesa! Certo non è di grande aiuto al messaggio che questa iniziativa vuole consegnare ai minori, chi non sapendo ben utilizzare i nuovi mezzi digitali parla spesso solo di pericolosità e di non alcuna loro funzionalità. Si comporta come gli struzzi, che mettendo la testa sotto la sabbia, tentano di risolvere la difficoltà del momento.

L’agenzia cattolica internazionale Zenit, dove io scrivo, è ad esempio uno strumento digitale che va a leggere l’attualità attraverso il vangelo e i documenti della Chiesa e del Pontefice. È proprio la rete che le permette di raggiungere tutto il pianeta e di seminare la buona novella. Senza timori si vuole prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, ci si vuole qualificare abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete. Un questa direzione ogni soggetto, sia esso anche un minore, viene guidato verso un modello comunicativo digitale che arricchisce e tutela.

I minori, accompagnati alla luce di una sana predisposizione interiore verso la rete, saranno meno soli e potranno essere stimolati, utilizzando i successi della tecnica nel mondo del web, a diventare i protagonisti di un mondo avanzato nei suoi processi di conoscenza, ma con al centro la fede, la libertà, l’autonomia, la dignità, valori intoccabili dell’essere umano. Auguri e buon lavoro a Telecom per questo suo straordinario impegno! Auguri e buon lavoro a tutti coloro che lo hanno compreso e sostenuto.

Egidio Chiarella

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